Quanto è difficile essere mamme nell'era dei social


Quanto è difficile essere mamme nell'era dei social, divise fra un babyshower e uno shooting fotografico da fare invidia alle sorelle Kardashian, merende super cool in posti in della città, gruppetti di mamme che diventano amiche del cuore dall'oggi al domani. Ma quanto di vero c'è dietro ai social?
Faccio la premessa che non voglio buttare fango nel piatto in cui mangio, amo il mondo della comunicazione, del blogging' e so quanto spesso ci si senta "sostenute" più da quelle amicizie nate grazie ad Instagram piuttosto che dalle amiche da una vita (o almeno così sembravano!).

Bisogna dire che sul web, come nel mondo reale, c'è il bene e il male, una parte positiva ed una negativa, perciò oggi non voglio fare tutta d'erba un fascio ma voglio portarvi a riflettere su quanto sia difficile oggi essere mamme, di quanta competizione esiste, di quanti sensi di colpa nascono nei cuori delle mamme.

"Vabbè Sara ma tutto questo esisteva anche prima!"

Sì è vero, ma forse un tempo ci si sosteneva di più rispetto ad oggi. 
Personalmente nella mia mente ho un'immagine ben diversa da quella che noi mamme social viviamo oggi. Penso alle mamme in Africa che vengono supportata da un'intero villaggio, dove le donne si occupano di tutto il resto mentre lei si dedica al suo bambino, perché quello dovrebbe fare una neomamma.  Invece oggi vedo tante mamme sempre più sole, che si occupano della casa, dell'allattamento, delle pulizie, della cura del bambino, e arrivano a fine serata esauste, frustrate perché nessuno comprende la loro stanchezza, i bisogni, ciò che pensano o che provano.
La frase tipica in queste circostanze è "ma di cosa ti lamenti stai a casa con il tuo bambino e ti riposi".
Riposi?!
Di quale riposo stiamo parlando?
Per me riposare significa sprofondare sul divano con una maschera sul viso mentre guardo una serie TV su Netflix o mentre sorseggio una tazza di thè caldo e leggo un libro in santa pace.





Ma torniamo a noi e all'essere mamme nell'era dei social e dei gruppi Whatsapp (di cui parleremo tra poco).

Nell'era dei social la competizione è alle stelle, se non fai un babyshower sei out, se non organizzi una festa super cool per il suo primo compleanno "sei na poraccia", se al suo Battesimo non inviti almeno 100 persone sei una tirchia. Insomma è un continuo dimostrare di essere sempre sul pezzo, fisicamente, emotivamente e socialmente.
Per non parlare poi dei gruppi FB a partire da Mammine Pancine che dovrebbe essere bannato all'istante!
Ma come vi dicevo non vorrei alzare nessuna polemica, tuttavia mi fa letteralmente inc*****e leggere quei post assurdi sull'allattamento, sull'alto contatto (come la intendono loro), come se allattare al seno fosse l'unica via per essere una madre "perfetta", l'unico modo per sviluppare un attaccamento sicuro , oppure chi decide di portare in fascia è una vera mamma canguro chi invece lo fa con il marsupio no, oppure chi decide di mettere a dormire nella propria cameretta il figlio a 5 mesi è una madre snaturata.
Scherziamo vero?!
Chi siamo noi per giudicare l'operato di una madre?
Mi chiedo se queste "Mamme perfette" si siano mai poste questa domanda.
Ma soprattutto mi chiedo su quale base si definiscono così "perfette".


MADRE O DONNA? SII TE STESSA!

Altro grande quesito per la mamma nell'era dei social è: devo essere una donna o una mamma? oppure devo essere una donna, mamma, casalinga, imprenditrice, perfetta in ogni occasione?

Bella domanda.

Ho già affrontato l'argomento in questo post (vi racconto anche della mia esperienza), ma vorrei comunque dirvi la mia anche qui perché desidero essere schietta e senza peli sulla lingua oggi.
Nonostante io sia una blogger sono anche una psicologa e quello che noto da quando sono entrata nel circolo vizioso della mamme blogger, è l'ostentazione di una maternità perfetta, fatta di passeggiate, di shopping, eventi con figli annessi ma poche parlano di quanto sia difficile oggi essere mamma, donna e lavoratrice.
Lo sappiamo bene che sui social la maggior parte delle volte raccontiamo il bello della vita, quello che fa ridere, che è "perfetto" ai nostri occhi, ma forse un po' di sana (e cruda) verità a volte ci vuole.

L'unica cosa è continuare ad essere se stesse, comprendere che il mito della madre perfetta non esiste e ognuna di noi fa di tutto per essere la madre perfetta per il proprio figlio.



QUANDO LA COMPETIZIONE SEMPRE IL SOPRAVVENTO



Passiamo ai gruppi Whatsapp, altro tasto dolente per una mamma social di oggi, non tanto per il nido quanto per chi ha già dei figli alle elementari.
I gruppi WP sono esattamente come i gruppi di FB, da strumenti utili per comunicare eventi o avvisi importanti, possono trasformarsi in una trappola ricca di competizione fra mamme, che inevitabilmente ricade sui figli.
Ne ho sentite tante di storie di "guerre" fra mamme in cui spesso a pagarne le conseguenze erano proprio i figli, i quali venivano isolati dal gruppo classe. Oppure storie di mamme che alimentano il senso di competizione nel bambino, creando anche stati di ansia gravi che possono portare anche ad attacchi di panico.
Tutto questo per cosa?
Per alimentare il proprio ego, per pavoneggiarsi con i successi del figlio, non prendendo in considerazione né i bisogni e né gli stati d'animo del bambino.

"Devi essere il migliore della classe", "Ah managgia hai preso solo 8? La prossima volta impegnati di più!", "Peccatto G. ha preso tutti 8, due 7 e un 10 in pagella. Dovrà fare di più altrimenti mi sentirà a fine anno!".

Ci rendiamo conto di cosa stiamo dicendo ai nostri figli? 
Riflettiamoci un attimo.







MAMME E LAVORO: CARRIERA O FAMIGLIA?


Ed infine affrontiamo un altro quesito, l'essere una mamma lavoratrice. Spesso su Instagram o su Youtube, vi racconto la mia quotidianità e il mio essere una mamma freelance, di quante difficoltà una mamma vive nella gestione del tempo, dei figli specie se non si hanno grandi aiuti e di quanto sia difficile conciliare famiglia e lavoro.
Io ho la fortuna di gestire il mio lavoro da sola ma ci sono tante altre mamme che non hanno la mia stessa fortuna e alcune di queste si ritrovano a dover scegliere fra la famiglia ed il lavoro, oppure vengono licenziate perché il datore di lavoro non vuole che le sue dipendenti abbiano figli (che tristezza!).
Ancora oggi nel 2019 ci troviamo costrette a dover scegliere fra l'essere madre ed il proprio lavoro, dobbiamo sentirci in colpa se scegliamo di lavorare e di mandare i nostri figli al nido, se poi li portiamo che sono ancora piccolini siamo visti come tiranne.
Perché ancora oggi dobbiamo scegliere fra la famiglia ed il lavoro?
Perché esistono ancora donne che hanno il coraggio di farti sentire una pessima madre perché sceglie di portare il figlio al nido?
Perché una madre deve giustificarsi se porta un neonato al nido? 
Se non ci sono altri aiuti, per quale assurdo motivo una donna si dovrebbe annullare solo perché ha avuto in dono un figlio?
Perché ancora oggi etichettiamo l'arrivo di un figlio come un ostacolo alla propria realizzazione?


Credo che dovremmo sostenerci di più fra donne e mamme piuttosto che additarci, giudicarci e creare competizione fra di noi e fra i nostri figli. Se ci fosse più solidarietà femminile credo che oggi tante mamme non avrebbero un senso di colpa così grande tanto da mangiarle dentro, e tante altre non si sentirebbero così tremendamente sole.


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