La mia vita da mamma lavoratrice senza sensi di colpa

by - lunedì, marzo 12, 2018

Quando ho scoperto di essere incinta il mondo mi è crollato addosso. Lo ricordo come se fosse ieri, quel test di gravidanza che segnava "Incinta da 3 settimane +" mi cambiò la vita. In quel momento mille domande e paure affollarono la mia mente, la paura per il parto, come sarebbe cambiata la nostra vita, ma soprattutto come avrei iniziato a lavorare. 
Già il lavoro, la fatidica carriera attanagliava la mia mente, creava in me uno stato di ansia che non riuscivo a godermi l'annuncio del lieto evento. 
Chissà se mai lavorerò.
Che ne sarà di me?
Dei miei sogni?
Come farò a diventare una psicologa affermata con un bambino piccolo?
Come farò a superare l'esame di stato per accedere all'albo?
Chi mi aiuterà?
No, non ce la farò mai, dovrò rinunciare a tutto questo!
Ecco cosa stava accadendo nella mia mente in quell'istante, e subito scoppiai a piangere. 
E no, non erano lacrime di gioia.

Oggi invece, se sono qui a parlarvi di maternità, di psicologia perinatale, di vita di coppia, lo devo solo al mio piccolo Pietro!
E' grazie a lui che ho capito la mia "vocazione professionale", ed è solo grazie a lui che oggi ho chiaro in mente, quali sono gli obiettivi da raggiungere. 




LA MIA VITA DA MAMMA LAVORATRICE SENZA SENSI DI COLPA

Quando ho scoperto di essere incinta, io e Luca eravamo sposati da tre mesi, mi ero trasferita da due mesi in una nuova città, nuove abitudini da vivere, nuove routine da stabilire, un lavoro da creare, l'esame dell'abilitazione da affrontare, tanti scatoloni da sistemare, una casa tutta nostra da cercare. Stavo vivendo il periodo più sconvolgente della mia vita, e come un fulmine a ciel sereno è arrivato il piccolo Pietro. Una notizia sconvolgente, inizialmente non gradita (da me) perché dovevo elaborare ed adattarmi ad una nuova vita a cui ancora non ero abituata.

Il primo trimestre di gravidanza è stato uno dei più difficili da affrontare, tra le nausee da gestire, l'ansia, le paure, i mille dubbi, il sonno e lo studio, non sapevo più dove appigliarmi per tirarmi su. 
Passarono i mesi, passarono le nausee, le paure diminuirono, arrivò il secondo trimestre di gravidanza, ed io mi sentivo più energica e carica che mai. Ho superato l'esame di abilitazione alla professione di psicologa e da quel momento in poi ho iniziato a godermi totalmente la mia gravidanza e tutto quello che sarebbe accaduto.
Poi una mattina di primavera, mi svegliai più creativa del solito, riflettevo su quali aspetti della psicologia mi sarei voluta concentrare subito dopo aver partorito, a chi mi sarei voluta rivolgere, quale scuola di specializzazione avrei voluto frequentare, ed improvvisamente un'idea illuminò la mia mente.
Mi ricordai di una lezione all'università in cui una professoressa dell'università di Padova, in cui ci parlò della psicologia perinatale, ancora poco conosciuta, e da quel momento in poi tutto fu più chiaro. Così, in una mattina di primavera, grazie a Pietro, alla mia gravidanza, a quello che stavo vivendo, ho capito di chi mi sarei voluta occupare: del benessere delle mamme.







QUANDO HO INIZIATO A LAVORARE

Sapete bene che oltre ad essere una psicologa sono anche una blogger, attività che non ho mai messo da parte, anzi è stato un vero supporto nei momenti di sconforto, ed il confrontarmi con altre mamme mi ha aiutata moltissimo. Quindi, in realtà, il "lavoro" da blogger non l'ho mai lasciato, se non in quei tre giorni in cui siamo stati in ospedale.
Nonostante il mio lavoro da blogger fosse in netto aumento, dovevo iniziare a pensare ad un piano da attuare per incominciare a lavorare come libera professionista, e lo sappiamo tutti che aprire la Partita IVA è un passo molto costoso, non tanto nell'immediato quanto al momento della dichiarazione dei redditi. 
Ho iniziato a pensare su come avrei potuto unire le mie due grandi passioni e vocazioni, l'essere blogger e psicologa. Ho riflettuto su come poter sfruttare il mio sapere per  fornire consigli ed informazioni alle future mamme, neomamme e genitori. Così, dopo esser sopravvissuta al periodo post-parto, dopo che Pietro ha iniziato a mangiare le prime pappe e dopo aver ritrovato un po' di sano equilibrio, ho iniziato a dedicarmi sempre più al mio lavoro.
Giorno, dopo giorno, organizzavo le mie giornate con Pietro e ne approfittavo quando lui riposava subito dopo il pranzo. Non vi nego che mi sono ritrovata spesso e volentieri a lavorare di sera dopocena, ma quando il lavoro è iniziato ad aumentare e la stanchezza pure, mi sono dovuta organizzare diversamente.


COME ORGANIZZO LE MIE GIORNATE FRA IL LAVORO E LA FAMIGLIA

Essendo una libera professionista, per alcuni aspetti mi reputo più fortunata di chi svolge un lavoro da dipendente, tuttavia dover creare un portfolio di pazienti da sola, gestire la consegna degli articoli, comunicare con le aziende, etc., non è sempre così semplice come si crede. 
Per alcuni svolgere la libera professione, specie se è da casa, significa fare come si vuole, in realtà è ancora più difficile organizzare il proprio tempo ed il proprio lavoro, visto che non c'è nessun capo che ci indica su cosa fare ed in quanto tempo consegnarlo.
Nel mio caso mi ritrovo spesso a dover consegnare articoli ed altri testi in un tempo che l'azienda mi fornisce, perciò mi suddivido il lavoro nelle giornate precedenti alla consegna. Quando, invece, si tratta del mio lavoro da psicologa, tutto si complica perché devo promuovere me stessa sul web e nel territorio, in più devo continuare a formarmi, e capite bene che due giorni a settimana a volte sono pochi, ed è per questo motivo che a volte mi ritrovo a dover ridurre le mie ore di sonno per lavorare. 

Nonostante le abbia provate tutte, non riesco ancora a svegliarmi prima di Pietro, se non quando lui mi fa la grazia di dormire fino alle 9 della mattina, e dal momento che la mole di lavoro aumentava, non riuscivo più a lavorare solo quando Pietro dormiva. Perciò ho chiesto aiuto a mia suocera che al momento si occupa di Pietro due giorni a settimana.
L'aiuto dei miei suoceri, dal momento che Pietro è ancora molto piccolo, è davvero una provvidenza, altrimenti per me riuscire ad iniziare la mia professione non sarebbe stato così facile, avrei dovuto pagare un nido troppo costoso per le nostre tasche, rischiando di andare in rosso quasi ogni mese. Sarebbe stato un cane che si morde la coda, e per questo lo Stato dovrebbe iniziare a pensare ad un sostegno economico per le famiglie molto più alto, visto che con 80 euro forse ci compri il latte, le pappette e un pacco di pannolini, e non tutte le famiglie hanno il privilegio di avere dei familiari vicino.





Ad essere sincera non ho ancora trovato una vera e propria routine  prima del lavoro e dopo, in quanto ogni giorno è differente dall'altro, ma quando riesco a lavorare da casa e Pietro resta con me, nei momenti in cui lui vorrebbe restare accoccolato a me, viene in mio soccorso il mio amico marsupio, così lui si addormenta sereno ed io intanto riesco a scrivere qualche articolo o a rispondere a delle e-mail importanti o a studiare.

In tante mi chiedete spesso come sto iniziando da zero la mia professione da psicologa e da blogger, ma soprattutto come faccio a gestire tutto questo. Non vi nego che la volontà di lavorare è davvero tanta, sono una persona che ama lavorare e quando poi lo fai con passione, non vedi l'ora di iniziare. Ma se oggi, nonostante Pietro sia ancora piccolo, riesco a lavorare lo devo all'aiuto di Luca, per tutte quelle sere che passo davanti al computer per terminare un lavoro da consegnare, per quando mi aiuta in casa perché io devo lavorare, al supporto che mi dà quando sono scoraggiata; ai miei suoceri che mi aiutano occupandosi di Pietro mentre lavoro; alla mia amica Giorgia che quando viene a trovarmi per un caffè alla fine si occupa di Pietro mentre spolvero casa; ai miei genitori che mi sostengono sempre anche a distanza, lo so che vorrebbero fare tanto, ma non sanno che anche se sono lontani 100 km, il supporto che mi danno è tanto.


Se volete vedere nel concreto come gestisco la mia vita da mamma lavoratrice, mettetevi comode mentre sorseggiate un buon caffè e venite con me in una mia giornata tipo fra lavoro e famiglia.

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