L'ansia da separazione nei neonati e bambini: come possiamo aiutarli?

L'ansia da separazione nei neonati compare attorno ai 7-8 mesi di vita ed è una fase tipicamente caratterizzata da una profonda angoscia che il bambino manifesta quando la principale figura di attaccamento, in genere la mamma, sparisce fisicamente o quando si è in presenza di figure non familiari. Il bambino reagisce all'allontanamento della mamma, con pianti che appaiono inconsolabili e si placa solo quando il piccolo viene rassicurato da chi in genere si prende cura di lui.
E' importante capire che non si tratta di capricci ma di un'importante fase dello sviluppo intellettivo e sociale del bambino. Tale comportamento ci dimostra che il bambino riconosce chi si occupa di lui, con il quale ha stabilito un legame di attaccamento e la sua assenza viene percepita come un pericolo. Il bambino non ha ancora preso consapevolezza del tempo e dello spazio, per questo motivo se la mamma non è fisicamente presente, anche se si trova in casa, per lui è come se fosse sparita e teme che non tornerà più. 

Inoltre, durante questa fase, come dicevamo prima, il bambino impara a differenziare i volti umani reagendo positivamente a quelli che a lui sono familiari e in maniera negativa a quelli che per lui sono estranei.

State tranquilli è un passaggio obbligatorio per tutti ma per fortuna è transitorio, si intensifica attorno ai 12-15 mesi per poi ridursi tra i 3 e i 5 anni.


COME POSSIAMO AIUTARLI?

Per noi genitori non è facile restare tranquilli quando nostro figlio piange e continua a richiamare la nostra attenzione, ma è normale che lui voglia stare con noi, dormire nel lettone, restare tutto il giorno a casa con mamma e papà, ma si tratta di un momento davvero particolare per tutti, in cui noi genitori dobbiamo sostenere e accompagnare i nostri figli ad acquisire una maggiore sicurezza, nuove abitudini e superare insieme questa fase transitoria.
Per noi mamme, riuscire a non accondiscendere i desideri dei nostri figli, specie quando sappiamo che stanno soffrendo, è molto difficile e per questo dobbiamo imparare a contenere le nostre emozioni, eliminare i sensi di colpa, l'ansia e le preoccupazioni - anche perché i bambini captano tutto comprese le nostre emozioni! - cercando di non "bloccare" i nostri bambini ma di sostenerli durante questa fase importante e delicata della loro crescita.


MA COSA POSSIAMO FARE NOI GENITORI NEL CONCRETO?

Abbiamo visto che l'ansia da separazione nei bambini è una fase tipica dello sviluppo caratterizzata da un pianto che sembra inconsolabile quando la madre si allontana o in presenza di volti estranei al bambino. Quando si legge la teoria sembra tutto possibile e facile, ma quando il nostro bambino piange cosa possiamo fare nel concreto? Come possiamo aiutarlo per alleviare questa paura incontrollabile? Come possiamo fargli capire che torneremo e che non è in pericolo?
Tenete a mente questi pochi consigli e appena vi si presenterà l'occasione cercate di metterli in pratica (se vi torneranno utili fatemelo sapere!):

  • Vi avevo già accennato di quanto la routine sia importante per la serenità dei bambini a partire dalla nanna, anche in questo caso è bene fare molta attenzione quando si cambiano i punti di riferimento nella sua routine, se è possibile cercate di evitare grandi cambiamenti;
  • Cercate di non arrabbiarvi quando il bambino piange o non vi permette di uscire o di rispettare degli appuntamenti. Lo so è facile a dirsi e difficile a farsi, ma mettetevi nei loro panni e provate ad immaginate di vivere un'apparente situazione di pericolo, in cui vi ritrovate soli e la persona che amate, improvvisamente non c'è più, non la vedete più, la perdete di vista, come vi sentireste?! Provate a consolarli, a coccolarli parlandogli a bassa voce, vedrete come in poco tempo la situazione tornerà alla normalità;
  • Nonostante sia una fase di "distacco" è il momento giusto per usare la fascia o il marsupio, per portarlo a stretto contatto, magari in questo modo riuscirete a fare la spesa con più tranquillità o a pulire casa senza entrare in crisi;
  • Prima di allontanarvi, salutate sempre con un sorriso e cercate di rassicurarlo spiegandogli che non andate via per sempre ma che ritornerete a casa dopo il lavoro. Cercate di non fuggire non appena vostro figlio è distratto, i bambini devono fidarsi delle figure di riferimento, devono sapere che possono contare su di voi, che siete affidabili e che mantenete le promesse fatte, vedere che sparite nel nulla all'improvviso e di nascosto, spaventa il bambino e lo rende insicuro;
  • E' normale che al momento della separazione il bambino manifesti sentimenti di tristezza ed il suo dolore va sempre riconosciuto e placato, ma mai svalutato o rimproverato;
  • Evitate di fare promesse che poi non verranno mantenute, questo non è il modo per consolarlo, al contrario create un'illusione e una delusione in quanto avete mentito. Esistono diversi modi per tranquillizzare un bambino, ad esempio abbracciandolo, se il bambino è più grande gli si può spiegare che state andando a lavoro, che passeranno più tempo con i nonni nel pomeriggio e che tornerete per cena (o pranzo);
  • Un altro momento delicato è il momento della nanna, create un rituale serale (come già vi accennavo QUI ), leggete una favola o cantante una ninna nanna e coccole a volontà, così da aiutarlo ad addormentarsi serenamente.



(Fonte: bebeblog)



IL DOUDOU DEL CUORE: A COSA SERVE L'OGGETTO TRANSIZIONALE 


Avete presente la famosa copertina di Linus o i Doudou, in psicologia viene definito oggetto transizionale, il quale viene usato sia per lenire l'angoscia provata a causa della separazione dalla madre e sia per sperimentare, per la la prima volta, una relazione affettuosa con un altro diverso da sé. Il peluche verrà messo via dal bambino solo quando non servirà più allo scopo per il quale era stato "creato".
Perciò è grazie all'oggetto transazionale che il bambino impara a tollerare la lontananza dal genitori quando non è presente. Questo senso di continuità e il riconoscere che la non presenza del genitore non equivale ad una sottrazione dell'affetto, insieme alla sicurezza e alla fiducia che il bambino ha ricevuto dai genitori, garantisce la formazione di un'identità forte e stabile in grado di affrontare gli eventi della vita.


QUANDO SI PARLA DI DISTURBO DI ANSIA DA SEPARAZIONE?

Nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), si parla di Disturbo di ansia da separazione in presenza di:
  • un eccessivo disagio quando i genitori sono fuori casa;
  • paura di perdere le figure di attaccamento, o alla possibilità che gli accada qualcosa (esempio: malattie, catastrofi, morte);
  • timore di essere rapiti;
  • rifiuto di andare a scuola o in altri luoghi fuori casa;
  • ripetuti incubi che riguardo il tema della separazione, paura del buio e disturbi del sonno;
  • malessere fisico come mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito, nel momento in cui si prevede la separazione dai familiari.

Per stabilire se si tratta di un disturbo o meno, tali sintomi devono essere persistenti, con una durata di almeno 4 settimane nei bambini e adolescenti, e di 6 mesi o più negli adulti. 

Se il disturbo non viene risolto, questo può protrarsi sino all'età adulta e manifestarsi in forma differente (ad esempio come attacchi di panico).

Chiaramente il tipo di trattamento dipende dall'età, nel caso di un bambino si lavorerà con tutta la famiglia in modo tale da sostenere i genitori individuando la causa del disagio. 


Nonostante i casi eccezionali in cui la diagnosi conferma la presenza di un disturbo, l'ansia da separazione nei neonati e bambini è un passaggio fondamentale per la loro crescita, è momento transitorio che se viene gestito con serenità conduce i nostri bambini all'autonomia e ad incrementare l'autostima.


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