Parto indotto con ventosa: vi racconto la mia esperienza

by - giovedì, novembre 16, 2017

A sei mesi dalla nascita di Pietro ho deciso di raccontarvi il mio parto naturale (o quasi). Ero titubante se raccontarlo o meno, sia perché non è stata un'esperienza piacevole, ma questo è un dato di fatto, sia perché credevo che potesse non interessare a nessuno. In realtà, specie su Instagram, alcune mamme in dolce attesa mi contattano per conoscere la mia esperienza, così mi sono decisa a raccontarvi (più o meno) tutto del mio parto.
Parto con il dirvi che tutto quello che speravo non accadesse durante il parto in realtà è accaduto. Ho sempre temuto la ventosa, ho sempre avuto paura della manovra su di me, ho sempre avuto paura dell'episiotomia e dell'idea che subito dopo aver partorito mi avrebbero dovuto ricucire.
Se oggi sono qui a raccontarvi del mio parto indotto con ventosa, lo faccio solo per le future mamme che come me, hanno il terrore degli effetti della ventosa e dell'episiotomia, per dirvi che dovete stare tranquille che andrà tutto bene e che lì con voi ci sono dei professionisti che sanno quello che fanno. Tuttavia ci tengo a dirvi che ogni esperienza è a sé, che la vostra esperienza sarà sicuramente diversa dalla mia, come la mia lo è stata dalle diverse esperienze che mi hanno raccontato. Perciò non fatevi impressionare ma prendete la mia esperienza con le pinze, appunto solo come un'esperienza che ho il piacere di raccontarvi e che spero di non rivivere al prossimo parto, se Dio vorrà.





Tutto è iniziato alle 3.15 del 12 Maggio 2017.
Era un Venerdì, ed io amo il venerdì, perciò mio figlio non poteva scegliere giorno migliore, tra le altre cose è lo stesso giorno della settimana in cui sono nata io. 
Mi sono alzata per andare in bagno, quando sei incinta vai come minimo dalle 2 alle 4 volte in bagno durante la notte per fare la pipì (neanche bevessi cinque litri di acqua), tornata nel letto mi sono distesa sul fianco sinistro e all'improvviso il letto è diventato una pozzanghera d'acqua.
Con tutta la calma di questo mondo (non chiedetemi come abbia fatto a non entrare in panico!), mi giro verso Luca e gli dico:
"Amore mi sa che si sono rotte le acque".
Silenzio.
"Sicura che non ti sei fatta la pipì sotto?"
"Ehm... no amore,  ci sta il lago di Garda sul letto!"
Silenzio.
...
"Ok, corri, andiamo in ospedale, prendiamo le borse e andiamo!"

Così inizia la nostra corsa, in piena notte, verso l'ospedale, ma delle contrazioni non si è vista l'ombra fino alle 8.15 della mattina, momento in cui i medici hanno deciso di iniziare ad indurmi il parto. Da  quel momento in poi inizia il vero percorso che ci avrebbe portato, alla mia distruzione e a conoscere il piccolo Pietro.




Le ore passano, il dolore diventa sempre più intenso, Luca è lì al mio fianco (e guai a lui se si fosse mosso!) a sopportare le mie lamentele, il mio "non ce la faccio più" che era diventato un vero e proprio mantra, intanto lui cercava di darmi forza, facendomi mangiare un po' di marmellata e pregando.
In diversi momenti ho pensato veramente di non farcela, la respirazione mi ha aiutata moltissimo, e questo lo devo alla preparazione durante il corso preparto , ma a volte mi sembrava di svenire, perdevo le forze e il lume della ragione. Ho cercato di gestire al meglio il dolore, inizialmente rilassandomi sulla soft-ball e con la musica, poi chiacchierando con Luca, le ostetriche che passavano per il controllo e con la mia ginecologa (che grazie a Dio era di turno!). Poi il vuoto, è come se avessi perso le forze, il dolore diventava sempre più forte, ma ce la dovevo fare, mancava poco al suo arrivo, entrambi stavamo faticando e ce l'avremmo fatta.

Giunse  il fatidico momento delle spinte, credevo che la fine fosse vicina, che nell'arco di mezz'ora, massimo un'ora, avremmo potuto tenere fra le nostra braccia Pietro, invece (col cavolo!) sono passate altre due ore. Due ore di spinte, due ore di fatica, due ore in cui ho provato tutte le posizioni possibili per facilitare il parto, invece siamo dovuti passare alle maniere forti. I due "alleati" furono la ventosa ed un ginecologo altissimo e robusto (vi posso garantire che era veramente enorme) di quelli della vecchia scuola, che grazie ad una manovra (super dolorosa, quello è stato l'unico momento in cui ho urlato) ha fatto nascere Pietro.
E' stato un momento indimenticabile.
Sentire il suo primo gemito, la curiosità di vederlo in faccia, lo sguardo d'intesa e pieno d'amore fra me e Luca, è stato un momento magico ed emozionante.
Pietro sembrava un piccolo giapponesino per quanto era gonfio in faccia, io invece sembravo una ranocchia dalle guance enormi e gli occhi gonfi e piccoli. 




La fatica è stata tanta, i dolori non si dimenticano e neanche i punti, ma la gioia di tenerlo fra le braccia ripaga tutto questo.
Oggi a distanza di sei mesi rifarei tutto quanto, ma per il momento aspetterei almeno altri due anni , prima di ritornare in quella sala parto.



Nel video qui sotto ti racconto tutto sul mio parto:


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